LA IC ENTRE LENGUAS NO EMPARENTADAS/ L’INTERCOMPRENSIONE TRA LINGUE NON IMPARENTATE

Laura Diamanti, Raquel Hidalgo, Agostinha Maria Gomes, Fatimas Silva, Fred Meurisse, Eriton França, Monika Slobodová.

Résumé Partendo dagli studi sull’intercomprensione condotti da circa un ventennio, ci si propone di approfondire un’analisi di contesti di «compréhension mutuelle plurilingue» (Jamet 2010: 1), nella prospettiva di favorire una comprensione reciproca tra parlanti di lingue non imparentate. L’intercomprensione, considerata abitualmente come teoria concernente la comprensione reciproca tra lingue romanze, potrebbe essere estesa a lingue non imparentate. Recenti studi, infatti, evidenziano come precipue strategie di comprensione possano favorire lo sviluppo di abilità ricettive per l’apprendimento di lingue non imparentate rispetto a quelle conosciute dai soggetti osservati. Si è operata allora la raccolta di un corpus di testi e di immagini di carattere pubblicitario, che è stato proposto ad un campione di parlanti di differenti lingue, con l’obiettivo di indagare sulle percezioni e sulle strategie adottate dagli stessi in favore di una comprensione del senso globale. (Laura)

Concepts-clés: Intercomprensión, tipología, familia lingüística, lengua franca, lengua puente. Intercomprensione, tipologia linguistica, famiglia linguistica, lingua franca, lingua ponte.

1. Introducción (Raquel)

En un momento en el que los enfoques y estudios y sobre la intercomprensión cumplen más de dos décadas, ésta se consolida como campo de estudio, al tiempo que aparecen nuevos retos metodológicos y didácticos. Tras una primera época de descubrimiento de la IC como capacidad, competencia y metodología de aprendizaje, los estudios se han centrado en el desarrollo de las destrezas receptivas y lectoras, así como en su aplicación, la más innovadora hasta el momento, a la práctica en interacciones plurilingües En estos últimos años se abre además una nueva línea de investigación, aquella que propone estudiar los mecanismos y estrategias de IC entre lenguas no emparentadas. Al contrario que en la IC entre lenguas de una misma familia, en este caso los interlocutores o lectores han de utilizar sus diversos conocimientos lingüísticos y competencias para comprender lenguas que no guardan una similitud evidente con su lengua materna o lengua de partida. En este caso, se plantea la posibilidad de establecer vínculos a través de una lengua franca (el inglés) o bien a través de una legua puente, que abra el camino o establezca una conexión entre una lengua y otra (por ejemplo, el inglés para un lector italiano o español que intenta comprender el alemán o el holandés). Tanto en un caso como en otro, el lector o interlocutor se sirve sus conocimientos lingüísticos previos para intentar dar sentido a la nueva lengua. Pero la IC entre lenguas no emparentadas quizá revele que existen otras formas de IC que no son estrictamente lingüísticas: en primer lugar, la comunicación no verbal, y por otro lado, last but not least, la presencia de la cultura como creación de un bagaje común de conocimientos sobre el que se puede co-construir un tipo de comunicación intercultural. En este trabajo, ha sido nuestro propósito explorar este tipo de IC entre lenguas que no pertenecen a la misma familiar. Si bien reconocemos que la IC entre lenguas vecinas constituye una forma natural de comunicación, pensamos que ésta no se restringe en realidad a estas lenguas, sino que puede efectivamente ampliarse a un espectro más amplio de lenguas. Por ello, hemos querido examinar sobre datos empíricos el proceso de IC entre lenguas no emparentadas. En concreto, se han seleccionado varias lenguas que no pertenecen a la familia de lenguas románicas y se ha intentado comprobar si los lectores pueden comprender textos en esas lenguas, y cuáles son las estrategias que emplean para ello. El proceso ha conducido a una reflexión sobre varias cuestiones: el propio concepto de parentesco lingüístico, que posee diversos grados y muestra una mayor complejidad de lo que se podía prever; las estrategias de IC en lenguas muy diversas y variadas, el valor de los conocimientos culturales compartidos, la imagen, en la construcción del sentido; y los límites de la IC, es decir, si hay realmente IC o bien es otra cosa, otro fenómeno, que discutiremos más adelante. La exposición del trabajo se ha organizado de la manera siguiente: las secciones 2 y 3 presentan el Marco teórico: en la sección 2, se presenta el concepto de interocmprensión, con sus fundamentos generales y nuevas perspectivas, y en la sección 3, se explica brevemente el concepto de familia lingüística y la forma en que ha sido aplicado al trabajo. La sección 4 presenta los objetivos y metodología de trabajo empleado. La sección 5 presenta los resultados del trabajo en forma de exposición y discusión. La sección 6 presenta las Conclusiones y la Bibliografía general del trabajo.

Los Anexos I y II incluyen una selección de los materiales utilizados en la investigación: el Anexo I incluye algunos de los spots publicitarios que se han utilizado como textos para la IC; y el Anexo II cuestionarios que se han utilizado en el trabajo para la realización de la investigación. El Anexo III incluye una descripción somera de las principales características de las lenguas utilizadas en el estudio.

2. L’Intercomprensione: una prospettiva linguistico-comunicativa europea (Laura)

Quale area di ricerca della linguistica applicata e della didattica delle lingue, l’intercomprensione tra lingue imparentate si afferma sin dagli anni novanta conquistando un ruolo sempre più rilevante (1). Gli studi condotti in tale direzione sembrano ampiamente documentare come un parlante di una lingua prima, possa riuscire a comprendere testi prodotti in altre lingue di una stessa famiglia in base al loro significato contestuale, seppure questi non le conosca oppure non le abbia studiate nel corso della sua formazione. In un contesto discorsivo il concetto di intercomprensione presuppone che, per comunicare o interagire, i locutori si avvalgano della loro rispettiva lingua prima e, per cogliere il senso globale degli enunciati recepiti in una lingua diversa dalla propria, si servano delle abilità di comprensione scritta ed orale, coniugandole ad altre competenze e strategie, che li sostengono nei processi cognitivi di interpretazione e comprensione del significato generale. Infatti, l’identificazione delle informazioni di un messaggio comunicativo in una lingua non conosciuta, seppure affine, sembrerebbe essere effettuata dagli interpretanti attraverso un esame del sistema linguistico interessato, secondo una prospettiva comparativa e contrastiva della lingua straniera che viene messa in rapporto alla personale lingua prima. Tenendo conto delle summenzionate lingue, i soggetti interpretanti incentrerebbero l’attenzione sugli elementi discorsivi, sia in relazione alle corrispondenze che nelle differenze, identificando punti di ancoraggio e di riferimento co-testuali, nonché osservandone gli aspetti strutturali, come pure gli eventuali fattori pragmatici e socioculturali connessi al contesto a cui il testo si riferisce.

Le pratiche, gli usi e i modelli comportamentali societali sembrerebbero infatti essere identificati a livello procedurale, fornendo ulteriori punti di riferimento, se si considera nell’analisi di un testo il modo in cui il parlante si relaziona ai suoi eventuali interlocutori o uditori, nonché al contesto comunicativo. Nel principio di base della teoria dell’informazione e della comunicazione, l’emissione di un segnale, vale a dire il messaggio, viene codificato da un emittente in base ad un codice attraverso un trasmettitore, la voce del locutore, e viene indirizzato ad un ricevente, il beneficiario, lungo un canale, rappresentante il mezzo di comunicazione (2). Ora, il messaggio prodotto in tale modalità non include la variabile determinante nella trasmissione dell’informazione, vale a dire la presenza umana. A tale modello infatti Jakobson applica nuovi costituenti, i soggetti locutori, un codice linguistico e un contesto comunicativo che determinano il tipo di trasmissione dell’informazione: pone quindi in relazione i costituenti con il modello di base, definendo sei funzioni(3). Pertanto, all’emittente corrisponde la funzione emotiva o espressiva; al codice, la funzione metalinguistica; al contesto, la funzione referenziale o denotativa; al ricevente, la funzione conativa; al canale, la funzione fàtica; infine al messaggio, la funzione poetica (4). La situazione comunicativa implica quindi, oltre alla trasmissione di un messaggio, anche la condivisione sociale e culturale di valori simbolici espressi attraverso il linguaggio verbale e non verbale precipui agli interlocutori all’interno di un contesto comunicativo. L’interpretazione delle informazioni che tengano in conto la funzione referenziale in rapporto a quella metalinguistica potrebbe quindi favorire l’individuazione di dettagli utili alla ricostruzione del messaggio.

I fattori interessati nel processo di comprensione di un discorso prodotto in una lingua non conosciuta o non studiata, comportano l’esame di due prospettive, una concernente il soggetto interpretante, l’altra il testo. Considerando di quest’ultimo sia quello scritto che quello proferito oralmente, il lettore o uditore avvia il processo di interpretazione operando delle inferenze: sulla base di elementi di carattere fonetico o lessicale presenti nel testo, identificandoli in virtù delle proprie competenze, questi ne ricava degli indizi allo scopo di ricostruirne il significato generale. Si potrebbe dire che l’interpretante compia una sorta di analisi critica del testo, seppure non conosca la lingua in cui esso è realizzato, in quanto si avvale di processi cognitivi ispirati dalle personali competenze linguistico-comunicative maturate nella lingua prima attraverso un processo di trasferibilità. Nell’ambito delle suddette competenze ne sono incluse anche quelle generali, ovvero i saperi che pertengono alla conoscenza del mondo e interessano la sfera personale dal punto di vista della percezione psicologica e affettiva che il soggetto ha delle caratteristiche della sua lingua prima (5),intervenendo anche esse nel processo di interpretazione.

L’insieme dei summenzionati saperi sosterrebbe dunque il lettore o uditore nel processo di decodificazione di un testo. A tal proposito, il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue indica come la competenza linguistico-comunicativa coinvolga le competenze linguistica, sociolinguistica e pragmatica: seppure queste dipendano dal tipo di apprendimento e dalle capacità sviluppate dall’interpretante, ciascuna delle competenze presuppone «conoscenza, abilità e saper fare. Le competenze linguistiche includono conoscenze ed abilità riferite al lessico, alla fonologia, alla sintassi e ad altre dimensioni del linguaggio visto come sistema, indipendentemente dalla valenza sociolinguistica delle sue variabili e dalle funzioni pragmatiche delle sue realizzazioni. […] Le competenze sociolinguistiche si riferiscono ai fattori socioculturali dell’uso linguistico. Poiché è sensibile alle convenzioni sociali […] la componente sociolinguistica condiziona fortemente ogni comunicazione linguistica tra rappresentanti di culture diverse […]. Le competenze pragmatiche riguardano l’uso funzionale delle risorse linguistiche (realizzazione di funzioni linguistiche, atti linguistici), basandosi su scenari e copioni di scambi interazionali. Riguardano anche la padronanza del discorso, coesione e coerenza, l’identificazione di tipi e forme testuali, ironia e parodia»(6).

In virtù di tali premesse, si noti che, analizzando un codice linguistico l’interprete si avvale di una serie di conoscenze, abilità e saper fare specifici in favore di un processo di comprensione, non solo finalizzato al mero riscontro del significato delle parole contenute nel testo da interpretare, ma rivolto anche al legame strutturale delle frasi, nel rispetto della coesione e della coerenza sintattico-semantica. Gli aspetti pragmatici, sociali e culturali propri dell’attività umana sono infatti, in un certo senso, identificabili e riconoscibili in base al modo in cui il contesto è rappresentato, agli attori che vi partecipano, alla tipologia di testo e al repertorio linguistico impiegati.

Nel discorso orale prodotto in una interazione, ad esempio, la natura dei contenuti potrebbe essere identificata a partire dalla situazione comunicativa strictu sensu, osservando il repertorio adottato dagli interlocutori che vi prendono parte assieme ai loro atteggiamenti, comportamenti, come pure in base ai loro rapporti interpersonali, tenendo conto anche degli elementi paraverbali e non verbali come la gestualità, le espressioni facciali, le movenze, ecc.. Intervengono inoltre nella situazione comunicativa anche quegli elementi spaziali e temporali che ne delimitano il contesto. Nel testo scritto, diversamente, è la tipologia testuale a caratterizzare e a distinguere, ad esempio, un testo descrittivo, da quello narrativo, oppure argomentativo, o ancora informativo: ciò rappresenta un elemento essenziale nel processo di interpretazione. All’identificazione di norme testuali sembrerebbero allora essere associati indizi relativi al contesto comunicativo, agli elementi paratestuali, quali l’impaginazione e il relativo aspetto iconografico e tipografico(7): operando una lettura selettiva mirata permetterebbe di individuare e localizzare la situazione comunicativa, i personaggi e il repertorio linguistico utilizzato.

Al di là delle strategie di intercomprensione considerate, l’individuazione e l’elaborazione di criteri validi che possano favorire la ricostruzione del senso in modo efficace non sembra essere ancora pienamente assolta. Jamet, a tal proposito, evidenzia delle dicotomie a partire dall’individuazione di due criteri di definizione nell’approccio all’intercomprensione: «a) lo sviluppo primario delle abilità ricettive e b) il plurilinguismo. Un approccio comune però sfocia in varie metodologie a seconda dell’enfatizzazione di determinati elementi in più dicotomie: a) lingue appartenenti allo stesso ceppo VS tutte le lingue, b) apprendente che parla una lingua delle stesso ceppo delle lingue in apprendimento VS apprendente esterno verso lingue dello stesso ceppo c) valorizzazione delle strategie metalinguistiche inter-lingue VS valorizzazione delle strategie di comprensione generale, d) scritto VS orale VS entrambi, etc. » (8). Il concetto di intercomprensione comunque muove verso l’ampliamento delle prospettive metodologiche, rivolgendo l’attenzione non soltanto alle lingue imparentate ma anche alle lingue non appartenenti ad una stessa famiglia. Inoltre, ulteriori studi correlati vanno dalla «comparazione dei sistemi linguistici, agli universali linguistici, alla grammatica per tipi»(9). Considerano infine l’intercomprensione in rapporto agli obiettivi dell’Unione Europea: essa assume una posizione determinante non soltanto nel campo dell’educazione linguistica e della linguistica applicata, ma anche come effettivo supporto nella comunicazione interculturale, in quanto l’Europa multilingue e multiculturale si adopera per l’istituzione di una comunità europea che rappresenti tutti gli Stati Membri, preservando e tutelando la ricchezza delle rispettive lingue-culture. Il motto dell'UE, infatti, viene pienamente rappresentato attraverso l’espressione «uniti nella diversità»(10).

Note

(1) Se ne indicano alcuni esempi: GALATEA http://w3.u-grenoble3.fr/galatea/classic.htm; GALANET http://www.galanet.eu/; GALAPRO http://www.galapro.eu; REDINTER http://www.redinter.eu; EuroCom http://www.eurocomprehension.info oppure http://www.eurocomcenter.de; EU + I http://www.eu-intercomprehension.eu; Euromania http://www.euro-mania.eu; Eurom4 http://www.up.univ-mrs.fr/delic/Eurom4/; ICE http://logatome.org/ice.htm, IGLO Project http://www.hum.uit.no/a/svenonius/lingua/index.html e http://tea.fernuni-hagen.de/Iglo/Install/kurs/Ressourcen/start.htm. Per un panorama completo sulle ricerche condotte nel campo dell’intercomprensione, si rinvia al sito di Galanet: http://www.galanet.eu/ (ultima consultazione in data 19 gennaio 2012).

(2) Shannon C. E., Weaver W., The Mathematical Theory of Communication, Champaign-Urbana, University of Illinois Press, 1949; N. Wiener; Cybernetics, or Control and Communication in the Animal and the Machine, Paris, Hermann, 1948, New York, Wiley, 1949 (tr. It. La cibernetica, Milano, il Saggiatore, 1953); The Human Use of Human Beings. Cybernetics and Society, Boston, Houghton, Mifflin, 1950 (tr. It. Introduzione alla cibernetica, Torino, Boringheri, 1953).

(3) Jakobson, R., Linguistica e poetica, in (traduzione italiana), Saggi di linguistica generale, Milano Feltrinelli, 1966, pp. 181-218.

(4) Rizzardi M. C., Barsi, M., Metodi in classe per insegnare la lingua straniera, Milano, LED, I, 2005, p. 437.

(5) Vogel K., L’interlangue, la langue de l’apprenant, Toulouse, Presses universitaires du Mirail, 1995, p. 192.

(6) Consiglio d’Europa: http://www.coe.int: Quadro comune europeo di riferimento, per le lingue: apprendimento, insegnamento, valutazione, Trad. di Franca Quartapelle e Daniela Bertocchi, La Nuova Italia Oxford, 2002, pp. 16-17.

(7) Moirand S., Les textes sont aussi des images…, Le Français dans le Monde, 1978, n. 137, pp. 38-52.

(8) Jamet M. C., Intercomprensione, Quadro comune europeo di riferimento per le lingue, Quadro di riferimento per gli approcci plurilingui e valutazione, Synergies Europe, 2010, n. 5, pp. 75-98, http://ressources-cla.univ-fcomte.fr/gerflint/Europe5/marie_christine_jamet.pdf (ultima consultazione in data 19 gennaio 2012).

(9) Prosperpi P., Intercomprensione: la strada del dialogo interculturale attraverso l’analisi di Itineraires romans, p. 326 http://riviste.unimi.it/index.php/promoitals/article/viewFile/645/861 (ultima consultazione in data 19 gennaio 2012).

(10) Europa, Il Portale dell’Unione Europea, Il Motto dell’UE, http://europa.eu/about-eu/basic-information/symbols/motto/index_it.htm (ultima consultazione in data 19 gennaio 2012).

3. La IC y el parentesco lingüistico : lengua próxima, familia lingüística y lenguas no emparentadas (Raquel)

El concepto de intercomprensión está muy ligado a la noción de familia lingüística, pero la evolución en los estudios sobre IC muestra un interés creciente por explorar los procesos de IC entre lenguas que no pertencen a la misma familia. En esta sección es nuestro objetivo intentar aclarar algunos de estos términos, y en particular elevar la pregunta : ¿qué son lenguas no emparentadas ? ¿qué son lenguas próximas ? La reflexión sobre estas cuestiones es necesaria para poder encuadrar el objeto y los objetivos de este estudio, así como para poder interpretar los resultados del mismo. Es frecuente en la bibliografía sobre IC, encontrar términos como « IC entre lenguas vecinas », « IC entre lenguas próximas », o « IC entre lenguas de la misma familia ». En numerosos proyectos de investigación y acción pedagógica, como las propias plataformas Galanet y Galapro, se trabaja precisamente con esta idea de IC : la exposición a varias lenguas que pertenecen a una misma familia, con el objetivo de poder aprovechar las similitudes entre estas lenguas y así activar las estrategias de analogía y comparación que permitirán a los interlocutores comprender textos y mensajes en una lengua que no han estudiado necesariamente.

La familia lingüística : concepto y niveles

En la lingüística se utilizan varios conceptos para clasificar las lenguas. Por un lado, el concepto de « familia » o « parentesco » lingüístico, y que supone una clasificación filo-genética, atendiendo al origen y evolución de una lengua o conjunto de lenguas. Por otro, se utiliza el concepto de « tipo » lingüístico, haciendo alusión aquí a determinadas características (sobre todo, morfosintácticas) lingüísticas en virtud de las cuales se reconocen lenguas aislantes, aglutinantes, flexivas y polisintéticas. En la IC, se ha utilizado principalmente el ocncepto de « familia lingüística », como veremos a continuación. Esto es así porque las lenguas emparentadas genéticamente son las que muestran verdaderas similitudes entre sí. El tipo morfológico, sincrónico, en cambio, no se traduce en otras similitudes que las estructurales. En otras palabras, el turco y el hungaro son ambas lenguas aglutinantes, pero no se parecen en nada (más), por lo que no encontraríamos correspondencias entre las dos lenguas en otros niveles. Si nos atenemos a la definición que ofrece la lingüística de « familia », podemos decir que se trata de un conjunto de lenguas que guardan una similitud recurrente y sistemática en distintos niveles de la lengua ; en particular, similitudes recurrentes en el léxico, la morfología y la sintaxis, y que además muestran determinados procesos fonológicos, normalmente explicadas a través de leyes fonéticas, que ilustran el cambio fonético que han sufrido estas lenguas. Además, en lingüística se entiende que debe haber una « demostración científica », esto es, documental, de que existe ese parentesco. Cuando no existen pruebas documentales que atestiguen inequívocamente el parentesco entre un conjunto de lenguas, se habla de phylun, o proto-phylum : en este caso, los lingüístas pueden pensar que existe parentesco entre lenguas pero éste no está completamente demostrado. Es el caso de las lenguas austronésicas, entre las que se encuentran similitudes pero no se han obtenido documentos escritos que den indicaciones sobre el cambio lingüístico ocurrido en este conjunto de lenguas. La familia que sí está ampliamente documentada y descrita es, naturalmente, la familia indoeuropea. Constituye una de las familias de lenguas mayores que existen actualmente, y se subdividen en distintas ramas o subfamilias lingüísticas. Asi pues, una primera división parte el tronco indoeuropeo en las lenguas indo-iranianas, y las indoeuropeas ; y una segunda división ya divide la rama germánica de la itálica (lengus románicas). La existencia de estas ramas o sub-familias es ampliamente conocida y documentada, y se ha demostrado a través de procesos de cambio lingüístico como la ley de Grimm. En este contexto, ¿cómo ha de interpretarse el sentido de la expresión « lenguas próximas » o « familia lingüística » que se emplea en los estudios sobre IC ? En el contexto de la familia indoeuropea, la rama itálica (lenguas románicas) constituye efectivamaente una sub-familia. Las similitudes y « proximidad » entre las lenguas románicas es grande, puesto que manifiestan un « grado máximo de parentesco » ; digamos que están en el nivel más cercano de parentescro lingüístico que puede darse. Por otro lado, las lenguas germánicas, como el inglés, alemán, holandés, sueco o noruego pertenecen también a la familia indoeuropea, por tanto a la misma familia que las lenguas románicas. Este paentesco puede observarse fácilmente en las correspondencias léxicas, por ejemplo, o en las características morfosintácticas de estas lenguas –todas ellas flexivas-. No obstante, se aprecian asimismo diferencias entre estas lenguas y las románicas : en concreto, las leyes de cambio fonético, que han modificado la evolución de cada una de las ramas, llevándolas hacia caminos distintos si bien dentro de la misma tipología básica (por ejemplo, no son lenguas tonales etc.). Otro tanto puede decirse de las lenguas eslavas. Éstas forman parte de la rama eslava, que constituye, al igual que la germáncia y la itálica, uan sub-familia de la indoeuropea. Entre las lenguas eslavas resulta fácil observar las similitudes y correspondencias léxicas, mofosintácticas (sistemas de caso, por ejemplo) y fonética, pese a las diferencias individuales entre unas y otras lenguas. Asimismo se asemejan a sus otras ramas, germánica e itálica, en el carácter flexivo de las mismas. Con respecto a la IC, por tanto, ya podemos hacer una primera consideración lingüístico-tipológica : hablamos de « lenguas próximas » o « lenguas vecinas » cuando tenemos dos (o más) lenguas que pertenecen a la misma rama o sub-familia lingüística más cercana, es decir, cuando éstas se encuentran en el nivel más alto de parentesco. El término « familia lingüística » aplicado a las lenguas románicas o germánicas, por otro lado, no sería correcto técnicamente, puesto que ya hemos visto que pertenecen a la misma familia. En este sentido, tampoco sería adecuado hablar de IC entre lenguas no emparentadas si hablamos de la pareja español-alemán, o español-polaco, por ejemplo (una lengua románica y un a germánica o una eslava), puesto que son lenguas de una misma familia. Sin embargo, no son « lenguas próximas » ni « lenguas vecinas » ; están en otro nivel de parentesco, el nivel siguiente al más cercano, pero ya algo más alejado. Sin embargo, el inglés ocupa un lugar especial dentro de las lenguas germánicas. Se trata de una lengua que la mayoría de los hablantes conoce parcialmente, y sus usos están extendidos en numerosos contextos de comunicación. Tanto es así, que es una lengua internacional y también una lengua franca de comunicación. En este sentido, puede considerarse « lengua próxima » para muchos hablantes. De hecho, para muchos hablantes es más cercano el inglés que una lengua de una misma rama (por ejemplo, para muchos hablantes italianos el inglés puede resultar más familiar que el español o portugués).

Lenguas no emparentadas

El concepto de lenguas no emparentadas es distinto al que hemos visto en el apartado anterior. Desde el punto de vista de la tipología lingüística, las lenguas no emparentadas no guardan relación genética entre sí. En realidad, si lo observamos bien, este término tiene dos sentidos, recoge dos tipos de situaciones : (i) una lengua que no está emparentada en absoluto, es decir, una lengua aislada, y (ii) dos o más lenguas que pertenecen a famiias, en el sentido de phylum, completamente distintos. En el primer caso se encuentra el vasco. Esta lengua está considerada, en la bibliografía sobre tipología lingüística, una lengua aislada, en cuanto no ha podido demostrarse vínculos ni conexión con ninguna otra lengua de Europa ni de África. Se trata de una lengua muy antigua en Europa, anterior a las migraciones del pueblo indoeuropeo, que se data en fechas similares al ibero y que coexistió posteriormente con las distintas lenguas del tronco indoeuropeo –celtas y románicas, principalmente- durante muchos siglos. Los estudiosos reconocen que el vasco ejerció influencia sobre el castellano y se extendía en un área geográfica mucho mayor que la actual. En todo caso, el vasco sí es una lengua no emparentada, en cuanto no guarda relación tipológica con ninguna de las familias lingüísticas conocidas y habladas en el momento actual. En el segundo sentido o situación, nos encontramos con lenguas que no guardan parentesco entre sí. Este es el caso, por ejemplo, del español y el coreano : la primera pertenece al tronco indoeuropeo, el segundo a familia de lenguas altaicas. Los dos tipos son filogenéticamente distintos, no guardan relación alguna entre sí. Tampoco su evolución muestra correspondencias. Al contrario, cada una de estas dos lenguas ha evolucionado siguiendo las leyes de cambio lingüístico propias de la familia y sub-familia a la que pertenece. No existen entre las dos lenguas similitudes léxicas, ni morfosintácticas : el español es lengua flexiva, el coreano aislante. Tampoco la fonética muestra similitudes (el coreano es lengua tonal, el español no) y además, los sistemas de escritura también son dinstitos. En suma, podemos decir que el español y el coreano son lenguas no emparentadas entre sí, o lenguas alejadas.

Grados de parentesco y otros factores para la IC

Por lo que venimos diciendo, el estudio de los procesos de IC ha de tener en cuenta que existen distintos grados de parentesco entre las lenguas. En primer lugar, la máxima cercanía se da entre lenguas de una misma sub-familia o rama (románicas, germánicas o eslavas) ; la IC entre lenguas próximas, que se considera las más rentables y posible a nivel comunicativo y pedagógico, trabaja con este nivel de « lenguas próximas o vecinas », en las que se da una proximidad máxima. El nivel siguiente de parentesco se da entre lenguas de una misma familia, pero de disintas ramas. Es el caso de las lenguas germánicas, eslavas, celtas con las románicas, por ejemplo. En este segundo nivel, se aprecian lógicamente similitudes, tanto léxicas como de tipo (morfosintáctico), si bien las lenguas se perciben como más alejadas que las lenguas dentro de una misma rama. Es en este nivel donde es lógico preguntarse ¿es posible la IC ? La comparación entre las sub-familias nos conduce además a la consideración de otros factores. Por ejemplo, para un hablante de una lengua románica no resultan igualmente reconocibles, o accesibles, las lenguas germánicas, eslavas o celtas, aunque lingüísticamente estén en el mismo nivel de parentesco. Esto ocurre por varios factores :

  • Culturales, puesto que las lenguas germánicas se uibcan en países que han tenido mayor contacto cultural con el mundo cultural románico, al menos durante el siglo XX y hasta el momento actual (caída de la URSS),
  • Grafemáticos, puesto que algunas de las lenguas eslavas utilizan el alfabeto cirílico, por lo que en la lengua escrita no resultan reconocibles para los hablantes de una lengua románica.
  • Internacionales : la lengua más internacional en el momento actual es el inglés, por lo que adquiere funciones en distintos ámbitos de la vida de las personas
  • Educacionales : en la educación está presente el inglés, en todos los tramos (desde la infancia) y en los tramos superiores están presentes lenguas germánicas (alemán casi siempre) en mayor medida que otras lenguas (eslavas y por supuesto otras como las celtas).
  • Contextuales : el contexto de comunicación, social y cultural puede alterar el sentido de proximidad lingüística entre lenguas. Así pues, el inglés se percibe como próxima (por las competencias de los hablantes y por su extensión de uso) o el vasco puede percibirse como familiar por determinados hablantes en el contexto español.

Por tanto, eso nos hace ver que, para un hablante del ámbito románico, las lenguas germánicas son las más próximas después de las románicas ; además, podemos considerar que el inglés es una lengua próxima aunque no lo sea tanto lingüísticamente, en cuanto los hablantes en general poseen ciertas competencias y conocimientos en inglés. Por ello, y como hemos mostrado antes, puede resultar más fácil el inglés que una lengua aparentemente próxima como el francés o el rumano. Por otro lado, lenguas como el vasco, que no están emparentadas, pueden sentirse accesibles y familiares en el contexto comunicativo y político-lingüístico de España. El vasco es una lengua lejana (técnicamente no emparentada) pero que está presente en el contexto social y cultural de la diversidad lingüística en España, por lo que puede percibirse como más cercana o próxima para muchos hablantes.

4. Objetivos y Metodología de trabajo (Raquel)

Tal y como se ha presentado en la Introducción, en este trabajo nos proponemos explorar los procesos de intercomprensión más allá de la IC entre lenguas vecinas o próximas. Como hemos visto en el apartado anterior, no es correcto decir que en este trabajo se estudia la IC entre lenguas no emparentadas, puesto que algunas sí lo están (las lengus germánicas o eslavas, todas ellas indoeuropeas), aunque en distinto grado. El punto en común entre todas ellas es que no constituyen lenguas vecinas o próximas de las lenguas romances. Por otro lado, encontramos casos como el inglés, una lengua que, para un hablante de lengua romance, no es técnicamente próxima, y sin embargo es evidente que el inglés, para muchos hablantes, tanto de lenguas romances como de otras familias, es una lengua próxima, por varios motivos : porque es una lengua en la que un número muy elevado de hablantes posee competencias (parciales), y porque resulta sumamente familiar y cercana, culturalmente hablando, debido a la exposición que tenemos a esa lengua. Por todo ello, en este trabajo se descubre que el concepto de lengua próxima, lengua emparentada, lengua no emparentada, es un concepto muy complejo y rico, que posee distintas facetas y puntos de vista, así como valores en sus hablantes y en la comunicación en general. Por tanto, podemos decir que el objetivo principal de este trabajo es explorar la propia dimensión de la IC entre lenguas no próximas, y por otro, los procesos, mecanismos y estrategias (si las hubiere) que se ponen en marcha en estos casos. Los objetivos del trabajo pueden resumirse en los puntos siguientes :

  • Estudiar el concepto de IC y su posible ampliación a lenguas no emparentadas, con un enfoque empírico, a través de la experimentación con un pequeño corpus plurilingüe.
  • Examinar si los hablantes son capaces de enfrentarse a textos en lenguas distintas y que en principio no conocen, y que no están emparentadas con su lengua materna.
  • Averiguar si las estrategias de IC son similares o distintas a la IC con lenguas próximas. Examinar si hay distintos grados de proximidad en la IC.
  • Examinar si hay realmente IC con lenguas alejadas o hay límites para la IC.

Para realizar el estudio, se ha procedido en primer lugar a la compilación de un corpus y a la elaboración de una metodología de trabajo para estudiar la IC a través de los textos. A continuación, presentamos brevemente cada uno de estos puntos.

Corpus plurilingüe

Para realizar esta investigación, se discutió la posibilidad de crear un cospus plurilingüe de textos escritos y al final se decidió recoger anuncios publicitarios, a ser posible escritos, o bien en video. en lenguas diversas y que pertenecen a distintas familias lingüísticas : lenguas germánicas, lenguas eslavas, lenguas asiáticas, vasco, quechua. Los anuncios o spots publicitarios son textos muy adecuados para realizar un estudio como el que se presenta aquí, puesto que reúnen distintas características :

  • Brevedad : son textos breves, que los informantes pueden leer rápidamente.
  • Combinación con otros códigos semióticos : con la imagen, principalmente ; en los spots la información se obtiene de las palabras pero también de la imagen y de otros elementos que pueden aportar información como la organización paratextual.
  • Reconocibilidad : los spots son formatos fácilmente reconocibles, porque son muy similares en las disintas culturas y países, algunos son de hecho casi iguales. Emplean un vocabulario similar, podemos decir que existe un « lenguaje publicitario », con su léxico característico e informacion típica, que de hecho conocemos todos en las distintas culturas, puesto que la publicidad es ya omnipresente en cualquier cultura.
  • Léxico internacional y presencia del inglés : es evidente la presencia del inglés en la publicidad, lo que en nuestro caso puede ser una ayuda preciosa para el lector, que intenta construir el sentido. Pero además, esta presencia del inglés y del léxico internacional es una realidad de nuestro tiempo, está presente en muchos contextos de comunicación y contextos profesionales, como una consecuencia evidente del proceso de globalización.
  • Atractivo y variedad de soporte : los spots publicitarios aparecen con frecuencia en la prensa escrita y también en Internet, por lo que resulta fácil para el analista encontrar ejemplos. Además, son textos que poseen cierto atractivo para el informante, que en seguida reocnoce elementos paratextuales, imágenes e información, y se anina a intentar comprender las palabras.

El corpus recogido se compone de 23 spots publicitarios, en las lenguas siguientes :

Lengua Spot escrito Video
1. Inglés 2
2. Alemán 2
3. Holandés 2
4. Sueco 1
5. Noruego 1
6. Polaco 1
7. Eslovaco 1
8. Checo 1
9. Vasco 4
10. Turco 1
11. Quechua 2
12. Coreano 1 1
13. Japonés 1 1
14. Thai 1 1

Corpus plurilingüe. Lenguas y tipos de textos

Como puede verse en la tabla, se trata de un corpus plurilingüe que integra anuncios publicitarios en 10 lenguas distintas. Las lenguas han sido escogidas siguiendo dos criterios : por un lado, obtener ejemplos de lenguas con distinto grado de parentesco (no es lo mismo, para un hablante de lenguas romances, el alemán que el coreano ; y a la inversa, no es lo mismo, para el hablante coreano, el japonés que el holandés). Por tanto, hemos recogido lenguas que pertenecen en realidad a dos grupos : lenguas que podríamos considerar más cercanas (germánicas), medianamente cercanas (eslavas) y lejanas (orientales y quechua). Un estatus especial lo constituye el vasco : es lejana lingüísticamente (puesto que no pertence a la familia indoeuropea), pero para el lector español es cercana culturalmente. El segundo criterio en la compilación del corpus ha sido la competencia y el contexto plurilingüe del propio GT : en él, tenemos participantes de distintas nacionalidades y con distintas lenguas maternas y/o o con conocimientos en otras lenguas de otras familias (por supuesto románicas, pero también eslavas, quechua, vasco). También el contexto de formadores y formando ha proporcionado inspiración para la elección de las lenguas : en el caso español, resulta muy interesante analizar la percepción del vasco, por las razones mencionadas anteriormente (lejanía lingüística pero cercanía cultural y contextual) ; y en el caso del formando que reside actualmente en Corea, resulta muy interesante examinar la percepción de los hablantes coreanos. Además, tenemos una formanda boliviana que ha aportado sus experiencias de IC entre español y quechua, lenguas lejanas lingüísticamente pero cercanas culturalmente en Bolivia, donde las dos lenguas son oficiales. En suma, los miembros del grupo han proporcionado así la fuente para explocar unas y otras lenguas.

Metodología de trabajo

Una vez recogido y ordenado el corpus plurilingüe, se ha pensado en distribuir los textos entre informantes para averiguar la comprensión de los mismos. Para ello, se ha elaborado un cuestionario con una serie de preguntas sencillas y de rápida contestación en las que el informante explica brevemente qué ha comprendido del texto qué estrategias ha seguido para lograrlo. El cuestionario recoge por tanto :

  • Datos personales del informante, como edad, género, nacionalidad, lengua(s) materna(s) y lenguas que conoce.
  • Preguntas de comprensión : qué palabras ha comprendido del texto, si ha utilizado la imagen para comprender el texto, si ha utilizado otra lengua.
  • Preguntas de percepción, valores y representaciones : qué sensaciones le ha causado el contacto con esa lengua, si le ha parecido bonita, fea, atractiva, le asusta, le atrae, etc.

Los cuestionarios se han distribuido a informantes que han encontrado tanto los formadores como los formandos del GT. Puesto que los formandos del GT se ubican en distintos países, los informantes han resultado ser muy variados : españoles, portugueses, brasileños, coreanos. Por tanto, se trata de un público muy variado, plurilingüe también, que se encuentra en contextos culturales muy distintos. Se trata de un público muy heterogéneo : por un lado, puede pensarse que esta heterogeneidad es una limitación, en el sentido de que resultará difícil extraer conclusiones o generalizaciones. Pero por otro lado, quizá estas mismas características permitan observar algunos procesos comunes de IC en todos los informantes, procesos estables que comparten a pesar de encontrrarse en contextos culturales tan diversos. En todo caso, en el trabajo que aquí nos ocupa se trata de un signo de la extraorindaria riqueza del GT, que integra personas de tantos países y culturas, que se ha visto reflejado en el proceso de la investigación. El cuestionario completo puede consultarte en el Anexo II.

5. Análisis de los resultados (Eriton, Fátima, Mónika, Aogstinha).

En esta seccción se presentan los resultados de los cuestionarios realizados sobre informantes en distintos contextos, número y públicos. A continuación, se relatan los resultados tanto desde el punto de vista cuantitativo como cualitativo.

Análises dos resultados Norueguês e Holandês (Eriton)

A aplicação dos questionários em norueguês e holandês contou com a colaboração de 30 pessoas entre 20 e 40 anos, que seguiram rigorosamente as perguntas dos questionários, ora respondendo aos anúncios de aluguéis em holandês e norueguês, ora respondendo os anúncios da “Air France” nas mesmas línguas citadas. Por outro lado, podemos constatar várias nacionalidades e conhecedores de diversos idiomas, tais conhecimentos foram decisivos nas interpretações dos dados quantitativos e qualitativos. Com base, nesses dados obtivemos a seguinte figura para ilustrar a grande variedade de línguas:

Figura I: Diversos idiomas de domínio dos entrevistados.

Outras línguas que falam:
Francês 66,67%
Alemão 23,33%
Espanhol 60%
Mandarim 3,33%
Japonês 6,67%
Inglês 56,67%
Holandês 3,33%
Italiano 20%
Criolo 3,33%
Catalão 6,67%
Polonês 3,33%
Sueco 6,67%
Português 20%

O idioma Inglês é o mais próximo das línguas românicas e com o maior percentual de votos 56,67%%. Por conseguinte, isso possibilitou verificar sua importância em função das línguas pontes.

Figura II – Grau de importância das línguas pontes

Inglês 36,67%
Alemão 23,33%
Espanhol 10%
Francês 10%
Português 13,33%
Sueco 3,33%

Nesse caso, coube a utilização de línguas pontes para a compreensão do texto tendo a língua inglesa como referência na criação de sentido. Por outro lado, os entrevistados tiveram outros meios para compreender o texto, se apoiando nas imagens:

Figura III : A importância das imagens para a compreensão do texto.

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
16,67% 0% 0% 6,67% 16,67% 10% 6,67% 13,33% 10% 16,67%

Percebe-se que a imagem não se destacou na construção de sentido, porém, permaneceu no mesmo nível das mais votadas com o valor de 16,67%. Vale ressaltar que as pessoas puderam identificar palavras que se assemelhavam, principalmente, na lógica de construção de frases, sobretudo; com o inglês e alemão, comparando-os também com seus idiomas maternos em função do contexto. Segundo os voluntários, para compreender realmente essas línguas não aparentadas, o ideal seria estudar o idioma proposto 83,33%, porém, vimos que estar no país alvo; pode também acarretar certas competências de comunicação, porque está inserido diretamente na cultura, com a qual podemos nos identificar ou não no dia-a-dia.

Figura IV- O estudo dos idiomas

Estudar a língua 83,33%
Estar no país onde é falada 50%
Conhecer a cultura do país 26,67%
Outra: 0%

Além disso, o fator emocional pode ajudar ou atrapalhar mediante um idioma totalmente diferente do nosso, já que; assusta pela dificuldade de compreensão. Entretanto, a maioria dos que estudaram vários idiomas sentiram-se curiosos diante do questionário. Contudo, tanto o item « curiosidade » ; quanto o « item » difícil levaram 56,67% das opiniões públicas, como mostra as figuras V e VI.

Figura V, VI- Percepções e representações de uma língua não aparentada (Norueguês e Holandês)

fea 23,33% bonita 43,33%
fácil 23,33% Difícil 56,67%
conhecida 20% desconhecida 43,33%
útil 30% inútil 23,33%
asusta 23,33% atrae 36,67%

Figura VI

Ansiedade 20%
Curiosidade 56,67%
Receio 3,33%
Alegria 10%
Medo 3,33%

Vale salientar que os participantes que não compreenderam nada dos anúncios apresentados; justificaram que nunca estudaram os idiomas de origem germânicas, porém, alguns possuíam uma pequena noção de suas raízes linguísticas. De fato, inúmeras vezes houveram alguns equívocos, pois, o holandês foi confundido em vários momentos com o alemão. Contudo, outros tiveram a oportunidade de viver num desses países propostos e sabiam facilmente entender o significado dos anúncios. Em suma, o questionário possibilitou a verificação e constatação de que os falantes podem naturalmente compreender o sentido do texto de um idioma não aparentado com o seu, levando em consideração alguns fatores que podem ser decisivos na construção de sentido, por exemplo : a utilização de línguas pontes, a cultura, estudar o idioma, imagens, o uso da língua materna; e o próprio conhecimento empírico.

Análises dos resultados de anúncios em Coreano, Vasco e Sueco (Fátima)

Foram aplicados 30 questionários, por email e pessoalmente, em Portugal e na Alemanha. Os questionários visavam um anúncio da “Air France” (em Coreano), um anúncio de um IPAD (em Basco) e um do “Ikea” (em Sueco).

Figura I: Idiomas dos entrevistados.

Outras línguas que falam:
Francês 13,3%
Basco 30%
Espanhol 36,6%
Inglês 30%
Italiano 3,3%

Após uma análise dos resultados verificamos que os 30 participantes falam ou têm conhecimentos sobre diversas línguas, nomeadamente sobre o Inglês, Francês, Alemão e Espanhol. A maior parte dos participantes não conseguiu identificar, corretamente, a língua do anúncio publicitário apresentado. No caso do anúncio em coreano a identificação correta da língua, por alguns participantes mais atentos, deveu-se ao facto de no anúncio aparecer escrito coreano, em Inglês. Pode também verificar-se que os participantes estiveram mais perto de identificar a língua correta no caso do anúncio em coreano. Isto pode dever-se ao facto do uso de carateres próprios de diversas línguas asiáticas. Os participantes consideraram que as línguas dos anúncios, na sua maioria, eram difíceis, bonitas, desconhecidas e úteis. Ninguém as considerou fáceis. O facto de sete participantes as terem considerado conhecidas, prende-se com uma ideia dos mesmos já as terem visto escritas, no entanto como as mesmas têm semelhanças com outras línguas não as conseguiram identificar corretamente.

Figura II - Percepções e representações de uma língua não aparentada (Coreano, Basco, Sueco)

feia 10% bonita 50%
fácil 0% difícil 73,3%
conhecida 23,3% desconhecida 43,3%
útil 33,3% inútil 16,6%
asusta 16,6% atrai 30%

Quando questionados sobre palavras, frases ou outros elementos no anúncio que os participantes compreendiam estes referiram palavras escritas em Inglês, palavras que tinham semelhanças com a língua inglesa e alemã, números, datas, a imagem e o contexto do anúncio. Os participantes que não compreenderam nada dos anúncios apresentados, justificam o mesmo com o facto da língua em questão não ser o seu idioma e lhes ser desconhecida, com o facto da mesma apresentar carateres diferentes da sua língua (no caso do coreano), de não conhecerem o alfabeto e não saberem falar a língua. Quando solicitados para identificarem o significado das palavras que compreenderam a maior parte dos participantes traduziu para português e no caso do anúncio em sueco, como os participantes residem na Alemanha, traduziram as palavras para alemão, devido à semelhança das mesmas com a língua do anúncio. Para tentarem compreender a língua dos anúncios apresentados a maior parte dos participantes refere que não recorreu a nenhuma língua, pois não compreendeu a língua. No caso dos participantes que compreenderam algumas palavras dos anúncios recorreram mais ao Inglês e ao Alemão.

Figura III – Grau de importância das línguas pontes

Inglês 33,3%
Alemão 26,6%
Francês 3,3%
Português 3,3%
Luxemburguês 3,3%

Quando questionados sobre o que lhes permitiria compreender a língua dos anúncios apresentados a maior parte referiu que em primeiro lugar seria importante estudar a língua, em segundo lugar estar no país onde a mesma é falada e em terceiro lugar conhecer a cultura do país.

Figura IV- O estudo dos idiomas

Estudar a língua 80%
Estar no país onde é falada 53,3%
Conhecer a cultura do país 30%
Outra: 0%

Os participantes referiram também que de 1 a 10 a imagem ajuda a compreender a mensagem numa escala de 5. Podemos inferir que nos anúncios apresentados a imagem ajudou a compreender metade da mensagem do anúncio.

Figura V : A importância das imagens para a compreensão do texto.

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
1,7% 3,3% 6,6% 13,3% 20% 13,3% 0% 1,7% 6,6% 16,6%

Ao serem colocados face a anúncios em línguas não aparentadas com a sua língua materna a maior parte dos participantes sentiu curiosidade.

Figura VI – Sentimentos despertados

Ansiedade 6,6%
Curiosidade 73,3%
Receio 10%
Alegria 3,3%
Medo 0%

Se nos debruçarmos sobre a intercompreensão de línguas não aparentadas (neste caso por exemplo o anúncio em coreano) verificamos que a IC é mais difícil devido à utilização de carateres diferentes, de um alfabeto diferente e do desconhecimento do funcionamento dessa língua. A pesar de numa primeira reação o falante se sentir um pouco impotente, também se sente curioso o que o leva a tentar estratégias que lhe permitam perceber algo da mensagem. As estratégias mais utilizadas pelos falantes são:

  • Tentar perceber o contexto do anúncio procurando semelhanças com outros que conhece na sua língua;
  • Procurar números,datas e a ajuda da imagen que o anúncio contém,
  • Tentar usar outra língua como elemento de ligação.

Tratando-se de uma língua não aparentada com a sua o falante considera importante que exista um estudo da mesma para a poder compreender.

Análisis de los resultados: Eslovaco y Polaco (Monika)

Los questionarios en eslovaco y polaco han sido respondidos por 17 personas entre los 20 y 64 años. A 9 participantes se les enseñó el anuncio “Podnájom“ en eslovaco y a 8 respondientes el anuncio de “Wynajem“ en polaco. Todos participantes han demostrado conocimientos de por lo menos una lengua extranjera, excluyendo su lengua materna. A base de nuestros datos obtenidos, la siguente tabla demuestra la gran variedad lingüística de los participantes:

Tabla I: La diversidad de lenguas habladas por los entrevistados.

Otras lenguas que hablan:
Francés 41,17%
Alemán 35,29%
Español 23,52%
Eslovaco 5,88%
Inglés 76,47%
Italiano 17,64%
Francés de Signos 5,88%
Catalán 5,88%
Polaco 5,88%
Sueco 5,88%
Portugués 17,64%

Como la lengua más próxima a las lenguas romances ha salido el inglés con el 11,76%. Sin embargo, hay que constatar que el resto de los idiomas se ve bastante igualado y las personas entrevistadas se han apoyado en todas las lenguas que conocen – algunas de éstas son incluso marginales. El porcentaje de las demás lenguas puente se puede ver en la tabla II.

Tabla II – El porcentaje de las lenguas puente

Inglés 11,76%
Alemán 5,88%
Italiano 5,88%
Polaco 5,88%
Eslovaco 5,88%
Español 11,76%
Francés 5,88%
Croata 5,88%

En la descodificación de los elementos lingüísticos, las personas entrevistadas se han apoyado tanto en los conocimientos de las lenguas emparentadas, los préstamos de las lenguas puente, inteligencia, intuición, intercomprensión y la comprensión global como en las pautas metacognitivas, la forma, la estructura de la página, el contexto y la imagen. Las personas que han tenido dificultades con la comprensión de los anuncios justifican que éstos se deben a ningunos conocimientos o estudios previos del idioma, ni de la cultura o cualquier otra lengua emparentada.

Tabla III : La importancia de las imágenes para la comprensión del texto.

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 11,11% 22,22% 33,33% 22,22% 0,00% 11,11% ESLOVACO
0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 37,50% 0,00% 37,50% 0,00% 12,50% POLACO

Podemos constatar que la imagen ayudó bastante a todos los participantes. En promedia apuntaron el número 7 en ambos casos.

Tabla IV- El estudio de los idiomas

ESLOVACO POLACO
Estudiar la lengua 88,88% 87,50%
Estar en el país donde se habla 66,66% 50,00%
Conocer la cultura del país 33,33% 25,00%
Otra: 11,11% 12,50%

En ambos casos, los participantes han puesto que la mejor manera como acabar a comprender el idioma sería en primer lugar estudiar la lengua, en el segundo lugar, estar en el país donde se habla, y en el tercero, conocer la cultura. Como otra alternativa han propuesto conocer o estudiar una lengua emparentada.

Tabla V, VI- Percepciones de las lenguas no emparentadas.

ESLOVACO POLACO ESLOVACO POLACO
fea 11,11% 50,00% bonita 33,33% 12,50%
fácil 0,00 0,00% difícil 77,77% 87,50%
conocida11,11% 25,00% desconocida 66,66% 62,50%
útil 22,22% 37,50% inútil 11,11% 25,00%
asusta 11,11% 50,00% atrae 22,22% 25,00%

Los participantes consideran las lenguas de anuncios, en su mayoría, como difíciles, desconocidas y más útiles que inútiles. El eslovaco atrae mucho más que asusta. En el caso del polaco ocurre justo lo contrario. Además, el eslovaco resulta más bonito que el polaco.

Tabla VI

ESLOVACO POLACO
Ansiedad 11,11% 37,50%
Curiosidad 55,55% 25,00%
Recelo 22,22% 25,00%
Alegría 11,11% 12,50%

En el caso del eslovaco, los participantes han sentido curiosidad. El polaco provocó sobre todo la ansiedad.

Entre las personas entrevistadas fueron catorce mujeres y tres hombres europeos. Sobre todo españoles, pero también participaron respondientes italianos y franceses. Todos respondientes fueron escogidas al azar, sin verificar previamente sus competencias lingüísticas en otras lenguas extranjeras. Se ha confirmado que tanto el eslovaco como el polaco son lenguas marginales y el hecho de que haya una persona que habla polaco y otra que habla eslovaco es más bien coincidencia que una regla. Sin embargo, es sorprendente que todos los participantes acertaron por lo menos la rama lingüística de ambos idiomas, y la mayoría identificó el idioma correctamente. En cuanto a la utilidad, hay que mencionar que los respondientes la han marcado según su creencia. Hay personas que creen que cada idioma es útil por varias razones. Otras personas creen que son lenguas inútiles, basándose sobre todo en su potencial económico y geográfico, y luego hay personas que consideran su utilidad según distintos parámetros: bien por el lugar de residencia, bien por el conocimiento de otra lengua, etc. Es interesante observar que dos idiomas tan parecidos pueden variar tanto en la percepción. El eslovaco resulta más bonito y atraente que el polaco. Tambén la gente tiene más curiosidad por el eslovaco que por el polaco. Sin embargo, hay que tener en cuenta que no hemos conseguido una muestra suficientemente amplia para llegar a conclusiones relevantes.

Análisis de los resultados: Alemán y Sueco (Monika)

Los questionarios en alemán y sueco han sido respondidos por 14 personas entre los 20 y 40 años. A mitad de los participantes se les enseñó el anuncio “Vackrare“ en sueco y a la otra mitad el anuncio de “IKEA“ en alemán. Todos han demostrado conocimientos de por lo menos una lengua extranjera, excluyendo su lengua materna. A base de nuestros datos obtenidos, la siguente tabla demuestra la gran variedad lingüística de los participantes:

Tabla I: La diversidad de lenguas habladas por los entrevistados.

Otras lenguas que hablan:
Francés 78,57%
Alemán 35,71%
Español 28,57%
Ruso 7,14%
Inglés 78,57%
Italiano 28,57%
Francés de Signos 7,14%
Catalán 7,14%
Polaco 7,14%
Sueco 14,28%
Portugués 21,42%

Como la lengua más próxima a las lenguas romances ha salido el inglés con el 35,71%. Esto se debe también a muchas palabras de origen latín presentes en la lengua inglesa, y a la vez, a su pertenencia a la rama de lenguas germánicas. El porcentaje de las demás lenguas puente se puede ver en la tabla II.

Tabla II – El porcentaje de las lenguas puente

Inglés 35,71%
Alemán 7,14%
Italiano 14,28%
Noruego 14,28%
Holandés 7,14%
Español 14,28%
Francés 14,28%

En la descodificación de los elementos lingüísticos, las personas entrevistadas se han apoyado no sólo en las lenguas puente, sino también en las pautas metacognitivas y la imagen. Las personas que han tenido dificultades con la comprensión de los anuncios justifican que éstos se deben a ningunos conocimientos o estudios previos del idioma dado o cualquier otra lengua emparentada.

Tabla III : La importancia de las imágenes para la comprensión del texto.

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
14,28% 0% 14,28% 0% 0% 0,00% 14,28% 28,57% 0,00% 28,57% SUECO
28,57% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 14,28% 14,28% 14,28% 0,00% 28,57% ALEMÁN

Podemos constatar que las personas que dominaban el idioma de los anuncios no se apoyan tanto en la imagen. Al contrario, los participantes sin conocimientos del idioma, se apoyan mucho más en la imagen. En promedia, los respondientes han marcado 6 en el caso del alemán y 6,5 en el caso del sueco.

Tabla IV- El estudio de los idiomas

SUECO ALEMÁN
Estudiar la lengua 71,42% 85,71%
Estar en el país donde se habla 57,14% 57,14%
Conocer la cultura del país 14,28% 14,28%
Otra: 0% 0,00%

Cuando preguntados qué les permitiría comprender mejor el idioma de los anuncios, la mayor parte de los respondientes marcó: en primer lugar estudiar la lengua, en el segundo lugar, estar en el país donde se habla, y en el tercero, conocer la cultura.

Tabla V, VI- Percepciones de las lenguas no emparentadas.

SUECO ALEMÁN SUECO ALEMÁN
fea 14,28% 14,28% bonita 42,85% 42,85%
fácil 14,28% 14,28% difícil 71,42% 71,42%
conocida14,28% 57,14% desconocida 57,14% 28,57%
útil 28,57% 71,42% inútil 14,28% 0,00%
asusta 28,57% 14,28% atrae 28,57% 57,14%

Los participantes consideran las lenguas de anuncios, en su mayoría, como difíciles, bonitas y útiles. El alemán atrae mucho más que asusta y el sueco asusta igual que atrae. Ambas lenguas las consideran fáciles sólo las personas que ya hablan el idioma. Algunos participantes mencionan que el alemán es un idioma frequente y tan presente que conocen ya algunas palabras sin haberlas estudiado.

Tabla VI

SUECO ALEMÁN
Ansiedad 28,57% 28,57%
Curiosidad 57,19% 71,42%
Recelo 0% 0,00%
Alegría 28,57% 28,57%

Los participantes han sentido sobre todo la curiosidad por ambos idiomas y también ansiedad y alegría. Para concluir podemos constatar que todas las personas entrevistadas fueron mujeres europeas. Sobre todo españolas, pero también participaron respondientes italianas y francesas. Todas respondientes fueron escogidas al azar, sin verificar previamente sus competencias lingüísticas en otras lenguas extranjeras. En mayoría, las personas entrevistadas acertaron el idioma del anuncio, salvo dos casos. En el primero, el respondiente cambió el alemán por el sueco y en el segundo el sueco fue cambiado por el alemán. Sorprende positivamente que una muestra de 14 personas domine tantos idiomas, incluso, tantos idiomas marginales como por ejemplo el ruso y polaco o el sueco mismo. Sin embargo, todas estas lenguas son europeas. También se ha demostrado que no hay sólo una lengua puente. No se le puede ignorar la primacía al inglés, pero todas las respondientes se han apoyado en todas las lenguas que hablan y en otras pautas lógicas y metacognitivas.

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Vogel K., L’interlangue, la langue de l’apprenant, Toulouse, Presses universitaires du Mirail, 1995, p. 192.

Matériel / Ressources consulté(e)s:

Materiales tomados de la biblioteca y aportados por los formandos y formadores :

- Références Bibliographiques

Corpus de anuncios publicitarios en varias lenguas :

- Questionnaires :

session-octobre-decembre-2011/gt/gt-3-ic-entre-linguas-nao-aparentadas/produto-final.txt · Dernière modification: 16/11/2012 19:27 par jpc